Ilva, Bagnasco: “Proteggere il capitale umano. In Italia manca una visione industriale”

Non ci si puo’ mai arrendere in queste situazioni, bisogna trovare la strada del dialogo. Le soluzioni eque devono riguardare tutti, la proprieta’, i lavoratori con le loro famiglie, il governo, la citta’ stessa di Genova che e’ parte in causa perche’ evidentemente perdere posti di lavoro e’ un problema per i diretti interessati ma anche per la societa’. E quindi e’ necessario continuare assolutamente sulla strada del colloquio”. Lo auspica il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova ed ex presidente dei vescovi italiani, intervistato da Repubblica sul caso Ilva. ‘Sono certo che anche i sindacati con la loro esperienza sapranno persistere in questa via del dialogo per arrivare a punti di incontro equi per tutti’, spiega. ‘Ho letto alcune brevi dichiarazioni da parte della proprieta’ che sono il segno di un’apertura, di una volonta’ di continuare i colloqui con le parti in causa, governo e sindacati, e questo e’ un segno preciso’. ‘L’ho detto e l’ho scritto in piu’ occasioni (e quindi non mi riferisco in particolare a questo governo) mi chiedo se in questo paese ci sia una visione industriale’, aggiunge Bagnasco alla Stampa. ‘Le emergenze non possono far parte di un piano industriale. Poi gli incidenti sono sempre possibili, pero’ e’ un’altra cosa. E questa logica che va avanti da decenni di affidarsi a gruppi stranieri mi fa venire molti interrogativi. Perche’ non e’ possibile che in una visione industriale di medio e lungo termine non si prenda seriamente in considerazione che quando la testa va lontano il corpo poi si indebolisce. E’ quasi una legge fisica’.